Bullismo e scuola

Bullismo e scuola
Mi preoccupano le cure per il bullismo. In Inghilterra si dà mandato ai docenti di usare metodi e maniere anche un po’ brusche per contenere e prevenire. Certo la situazione è sempre più allarmante e metodi brutali anche di repressione si possono rendere necessari. E’ che in generale si ritiene che la coercizione possa risolvere il problema.
Vero è che non si condivide che la soluzione, se c’è, sta nell’educazione nella più tenera età; non si spendono però energie per la scuola dell’infanzia o la primaria, ma si cerca di chiudere la porta quando i buoi sono scappati. In questo modo le forme di violenza giovanile aumenteranno fino a divenire incontenibili. Bisognerà sistematicamente aumentare le restrizioni fino a rendere la scuola un carcere.
Altra attività  importante è la formazione dei docenti: non si possono mandare solo persone selezionate sulla conoscenza delle discipline, ma spesso non adatte ad affrontare i giovani di oggi.
4 aprile 2007

Regole e telefonini

Regole e telefonini
A scuola non si possono usare né portare i “telefonini”. Scandali nazionali per usi impropri, scanzonati, ma anche in taluni casi pesantemente offensivi nelle scuole.  Il racconto dei fatti sui mezzi televisivi ha diffuso usi e scatenato polemiche: “Bisogna vietare i telefonini a scuola!”.
Che durante le attività  didattiche non si possa giocare sembra ovvio, senza bisogno di ulteriori divieti . Se poi si usano allora significa che nella stessa classe si faranno tante altre cose: ascoltare musica, giocare a carte, fare aereoplanini.
E’ importante educare all’uso responsabile di queste tecnologie; il divieto di usarle indiscriminatamente non favorisce ciò.
Si cerca in fondo di non avere regole da rispettare, di avere la vita facile per i propri figli. Imparare a seguire delle norme non è facile; più semplice sgomberare la via eliminando i “telefonini”.
1 aprile 2007

Ci risiamo?

Ci risiamo?
Si legge sulla Repubblica: Il parroco nega il funerale religioso – “Il morto era testimone di Geova” – La sorella del defunto: “Non è vero, era cattolico.  Li frequentava perché si sentiva solo”
Era una notizia attesa; l’era della tolleranza o della speranza di tolleranza sembra finita. Non so chi fosse il signore di cui si parla né se era o meno testimone di Geova. So che l’intolleranza ha rialzato la testa.
5 gennaio 2007

Lineare circolare semplice complesso

Lineare circolare semplice complesso
Il punto è che è difficile per l’essere umano gestire più variabili insieme. E così come può esserci la tolleranza? come la progettazione? come l’analisi delle situazioni?
3 novembre 2006

 

Scrivere

Scrivere
Oggi si scrive tanto! Anche internet è quotidianamente riempita di parole nuove, miliardi di parole al giorno!
Eppure si ha la netta sensazione che la parola scritta sia in grave crisi.
Forse la realtà come al solito è un tantino complessa: abbiamo una fetta della popolazione che divora parole scritte e in parte ne produce, ed una fetta che la ignora sempre di più; con tutte le sfumature del caso fra i due gruppi.
Scrivere per pensare, ordinare i pensieri nella ricerca della parola inequivocabile.
29 ottobre 2006

Oralità e memoria

Oralità e memoria
Va di moda rileggere Platone e la sua posizione contro la scrittura.
E’ anche interessante la distinzione fra la memoria e il ricordo, se così si può dire: la memoria che è conservazione personale, nella propria mente, e il ricordo che è ciò che è scritto a cui posso attingere in caso di bisogno.
Appassiona la riflessione che nel dialogo si attiva la mente e si produce sapienza, mentre nella lettura ciò non è garantito, anzi si possono creare falsi saperi, ripetizioni passive.
Che c’entra tutto questo con l’oggi? Beh, siamo di fronte ad una rivoluzione. La scrittura rimane, ovviamente, ma si fa didascalia di ipertesti sempre più complessi, sta perdendo la sua linearità  obbligatoria e quindi sta rinunciando alla sua funzione di costruzione di menti strutturate logicamente e sequenzialmente.
29 ottobre 2006

Eventi

Eventi
Si dice che è più importante saper ragionare che aver mandato a memoria decine di nozioni. Si dice anche che le azioni educative sono strumenti rispetto alla crescita della persona e non scopi.
Si dice, ma poi le cose vanno diversamente e ciò che è strumento diventa scopo.
Ciò che si vede e si tocca ha la precedenza, ed è normale. Organizziamo eventi.
25 marzo 2007

Vecchi appunti

Ricopio di seguito i blog di qualche anno fa, abbandonati da tempo e parzialmente recuperati. A me piace rileggerli. Partono dal 2006 e quindi i riferimenti vanno fatti a quell’epoca.

La valle del Serchio 
La valle del Serchio è l’oggetto degli interventi che immagino in queste pagine. Non vanno però escluse riflessioni più generali che poi sono alla base delle analisi locali.
La valle del Serchio comprende un territorio geograficamente abbastanza unito (una valle) ma storicamente molto diviso. Fino al 1860 c”erano tre stati diversi che occupavano le varie zone: il Granducato di Toscana, la Repubblica di Lucca e il Ducato di Modena. Dopo il 1860 per oltre 70 anni due province: Lucca e Massa Carrara. Infine una sola provincia (Lucca) da circa 80 anni.
Oggi, all”epoca delle Comunità  Montane o dei Distretti Scolastici (scrivevo nel 2006), la valle è divisa in due zone: Garfagnana e Media Valle. Da circa un decennio la politica territoriale della Regione Toscana ha obbligato a creare un’unica zona con organismi di gestione unitari per la sanità, il sociale, e la scuola.
Lo sviluppo economico e l’addensamento demografico è nettamente distinto fra la montagna e il fondo valle. Qui, a partire però da Castelnuovo Garfagnana e scendendo, ci sono attività  artigianali commerciali e industriali (cartario).
Nella parte media e alta dei lati della valle si assiste a un nuovo spopolamento e ad un progressivo impoverimento di risorse economiche. Alcuni paesi sembrano ormai vicini all’abbandono totale. E’ vero che ci sono inglesi o altri che acquistano le case, le salvano dal crollo, ma rendono i villaggi ancora più vuoti.
L’organizzazione amministrativa della valle è frazionata in 21 comuni; la Garfagnana ne conta ben 16.
La Comunità Montana della Garfagnana (non conosco bene l’altra) frequentemente non riesce a coordinare una politica generale, ma esaurisce la sua azione nella suddivisione delle risorse in modo indifferenziato: tutti contenti, nessun vantaggio generale, nessun cambiamento reale e tutto continua secondo la casualità  dell’evoluzione e, magari, garantendo anche il potere a chi sa giocare bene in un ambiente di questo tipo.
Ci sono stati alcuni momenti interessanti nella prima metà  degli anni novanta, c’era quasi un’aria nuova, una capacità  di progettazione particolare, l’idea di scegliere per incidere. Poi tutto è ritornato alla “normalità”. I sindaci più “bravi” sono stati e sono quelli che sanno fare (apparentemente) l’interesse del proprio comune, anche a scapito degli altri. In Regione lo sanno bene: basta dare qualche contentino ai sindaci più intraprendenti e la valle tace, non chiede, non rompe e gli investimenti seri possono essere fatti da altra parte.
D’altra parte in un sistema politico democratico senza più i partiti tradizionali, da noi, la garanzia di elezione è molto “alla romana”, cioè basata sulle clientele e/o legata all’assecondare le idee più semplici, più popolari e generalmente poco utili allo sviluppo della valle.
Su tutti questi temi avrei intenzione di tornare via via, approfondendo e facendo esempi reali. Sarebbe tuttavia essenziale che questo testo e i successivi fossero uno stimolo per altri. Se portassimo qui tante voci forse potremmo proprio “crescere insieme”

Dei seguenti è rimasto l’incipit e nient’altro.

Aver ragione al passato
Non mi interessa aver ragione al passato, dire:”Vedi, avevo visto giusto!”; “Vedi, avevo ragione!”. ……………….

Scuola pubblica addio?
E’ sempre più forte la sensazione che la scuola pubblica che abbiamo sognato negli ultimi quaranta anni, ma immaginata già prima, sia giunta al capolinea. ………………

Cambiamenti di epoca
Siamo chiaramente nel bel mezzo di un grande cambiamento. O almeno così penso insieme a molti. Ma si continua ad aspettare che succeda prima di organizzare un qualcosa. …………………..

La rinuncia alla verità
Non so se è iniziata nel 1993, quando si capì che la stampa si era schierata in modo netto e non ricercava più la verità ma solo ciò che serviva alla tesi della parte politica. ………………

L’ultimo intervento è del 10 Ottobre 2011 – 21:21

Santa Lucia

Cominciare una serie di appunti nel giorno di Santa Lucia è per me estremamente ricco di significati (continuo a chiedermi perché io debba scrivere).

In particolare Santa Lucia rappresenta per me la grossa difficoltà umana nel modificare le conoscenze, e in particolare “gli schemi di significato”: una volta che in giovane età abbiamo codificato idee sensazioni esperienze intorno ad un concetto, difficilmente riusciremo a modificare i collegamenti, soprattutto se legati alla vita personale.

E’ questo un grosso problema in un’epoca come la nostra, in cui il cambiamento la fa da padrone. Il rischio è che ci potrà essere uno strappo dannoso, una rottura che scuoterà tutto.

Sarà come scuotere una pianta di ulivo per raccogliere le ulive: quale sarà la rete che potrà raccogliere i frutti?

Perché questi appunti

Notazioni personali non periodiche.

“Queste pagine servono a far passare un po’ di tempo in modo piacevole al sottoscritto quando è stressato, stanco, fuso o semplicemente arrabbiato. Nel tempo possono anche diventare interessanti, almeno per me. Per gli amici può essere un modo per interagire.”

Lo scrivevo nel 2000 più o meno e mi sembra ancora valido oggi.