Barbari a difesa

Mi sembra che la politica di far trattenere le popolazioni migranti dalla Turchia e dalla Libia e da … sia molto simile a quanto provò l’impero romano affidando la difesa dei confini alle popolazioni barbariche più vicine.

Conosciamo i risultati.

26/02/2017 – 11:51

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Un daino di oltre venti anni fa – La post verità

Nel dicembre del 1996 scrivevo nel giornale “Comune Aperto” (dimenticato dal 1999)

“Non sono preoccupato se un cittadino protesta perché spende troppo per la nettezza urbana perché è un problema vero, da affrontare tutti insieme, da discutere e capire. Ho paura invece dei daini.
Tempo fa a Castelnuovo si è verificato un problema nella potabilità dell’acqua; si è raccontato in giro da persone serie che si erano trovati dei daini morti presso l’opera di presa e che quindi l’inquinamento era molto grave. Naturalmente non era vero.
Però la voce si era sparsa ed era stata creduta.
Ecco, questo mi spaventa: la diffusione di notizie non vere, il fatto che si credano tranquillamente, l’impossibilità di dare l’informazione corretta. E’ facile far circolare una notizia negativa, alimenta il pettegolezzo e corre. E’difficile invece far camminare una notizia positiva anche se vera, non interessa e si ferma a pochi.
Chissà quanti ancora considereranno vera la notizia dei daini!”

Usavo ovviamente la vicenda del daino per rappresentare un problema che da alcuni anni stava crescendo: l’informazione strumento di diffamazione dell’avversario, da un lato, e la incapacità di esercitare un’analisi critica da parte dei cittadini.

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Riforma degli esami di stato

Le bozze dei decreti legislativi sulla scuola sollevano discussioni, e questo va bene.
Il problema è che si discute essenzialmente solo di quelle proposte che modificano alcuni riti legati ad una interpretazione del ruolo del docente ormai “antica” (ma in realtà presente nelle nostre teste) e non dei cambiamenti importantissimi per provare a garantire una scuola più efficace. Insomma ci si interessa delle comodità proprie non del senso della scuola.
Il buffo è anche che si rovesciano le posizioni pur di esprimere disagio e opposizione: la grande maggioranza dei docenti e dei dirigenti chiedeva che si togliessero dall’esame di stato della scuola media le prove Invalsi e la media aritmetica dei voti (personalmente sono favorevole a lasciarle). Ora viene fuori che (cito da un articolo) “Gli insegnanti, non solo sono rimasti inascoltati ma sono anche inorriditi da questa discutibile decisione: “Tutto il nostro lavoro sarà vanificato”“, esattamente il contrario di quanto si diceva fino a ieri.
Non mi preoccupano le diversità di opinione, ma questo cambiamento continuo per cui tutto è sempre comunque negativo … fino alla esplosione totale che ci seppellirà. So anche che questo è frutto di un profondo malessere e quindi sono ancora più preoccupato.

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Terremoti

Passano gli anni, i decenni, i secoli, ma le scene sembrano sempre quelle: cumuli di macerie, case sventrate, palazzine piegate, pianti, morti, ferite, tende, polemiche, critiche, denunce, informazioni sulle regole da seguire e sulle costruzioni “da mettere a norma”.

Mi sembra di notare un certo miglioramento nell’organizzazione degli interventi e della solidarietà.

Ma il problema centrale, la prevenzione, rimane non risolto e alla fine non interessa i cittadini, i singoli cittadini, paghi se qualche politico, tecnico e scienziato andrà in prigione o sarà comunque condannato almeno nella pubblica piazza.

Tempi bui in arrivo.

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Brexit

Non è dato sapere quali saranno le conseguenze. A me però premono soprattutto due aspetti: se è giusto chiamare i cittadini ad esprimersi su questi temi (e si farà sempre di più) e che razza di democrazia sarà, e se la realtà va “governata” oppure no.

Da decenni si dice che la scuola deve costruire il cittadino e da decenni sappiamo che ciò non avviene, che un discreta percentuale di giovani (fra l’altro in aumento) esce dalla scuola senza le basi minime per poter “vedere” una questione nelle sue varie componenti e quindi impossibilitato a dare un giudizio personale sull’argomento. Il dire questa semplice verità e tenerne conto è ritenuto snobismo, élitarismo, mentalità antidemocratica ecc. Personalmente la ritengo invece una forma di rispetto delle differenze, uno stimolo a far crescere giovani sempre più competenti, una salvaguardia per il bene collettivo della società.

Sarebbe democrazia invece far esprimere i cittadini su tutto e chi lo sostiene generalmente punta a soluzioni che parlano alla “pancia” dei cittadini e vengono espresse attraverso slogan generici. Cercare soluzioni reali implica analisi complesse della realtà, cercare soluzioni collettive ugualmente; è più semplice pensare a soluzioni individualistiche, a chiudersi nel proprio guscio.

Il problema è che se non cerchiamo di “governare” la realtà, questa ci schiaccerà prima o poi, anche se abiteremo in una fortezza.

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Riprendono le razzie antiche

E’ davvero preoccupante e forse simbolico quanto avviene da un po’di tempo: arrivano di notte (e non solo) gruppetti di giovani che entrano nelle case nei negozi e “arraffano” ciò che trovano. Non sembra esserci un piano preciso né uno scopo economico particolare. Se trovano da mangiare, mangiano, e abbandonano quello che resta. Non sono armati, fuggono per i boschi se devono abbandonare l’auto (sempre rubata).

Ricordano le razzie di cui si ha notizia nel medioevo, epoca di globalizzazione come ora.

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Risparmio nella spesa pubblica e responsabilità individuali

Indubbiamente le corruzioni che via via scopriamo in tutti gli ambienti ci indegnano e richiedono misure punitive adeguate.

Ma … se non smettiamo di tollerare tutte quelle forme di spreco causate da ciascuno di noi rispetto ai beni comuni, non risolveremo mai il problema.
Per anni ho provato (e in parte sono riuscito) a spendere bene i soldi della scuola, nella quale lavoravo, con tante piccole soluzioni, collaborazione di gran parte del personale, assunzione di responsabilità da parte di diversi operatori. Ora vedo che probabilmente si ritornerà alle forme di ordinario spreco presenti in molte scuole (che poi si lamentino di non avere risorse è un’altra questione).
Il centro nevralgico di questo nel bene e nel male è la segreteria e la dirigenza: da qui parte tutto, la volontà di gestire in modo ottimale finalizzando all’efficacia ed efficienza del sistema o la volontà di evitare qualsiasi problema, spendendo senza una vera analisi della situazione e la ricerca di soluzioni adeguate allo scopo.

Ci possono essere molti esempi; mi limito qui a quello forse più difficile da capire immediatamente, ma sul quale anche la Corte dei Conti ha puntato il dito recentemente: la mancata attuazione della legge sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione, in vigore da tre anni e ancora non applicata (ma perché non si prevedono sanzioni o reati per chi non rispetta queste leggi?). I vantaggi principali della sua applicazione sarebbero principalmente il risparmio di carta sia come acquisto che come occupazione di spazi e la maggior efficienza del lavoro (si fa di più in minor tempo). Perché non si applica? per la sostanziale ignoranza operativa di molti impiegati e dirigenti, per la non disponibilità a modificare le proprie abitudini, per la facile adesione a proposte di aziende che traggono vantaggio dal conservare questa situazione. E per l’italica abitudine a ignorare le leggi che non ci interessano o che non hanno sanzioni.

Fino a che non apriremo gli occhi sugli enormi sprechi che abbiamo vicino ma tolleriamo, difficilmente riusciremo ad uscire dalla nostra situazione stagnante.

Alla prossima, non mancano esempi …. purtroppo.

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Capodanno 2016

E’ certo ormai: gli amministratori (per lo più compreso i dirigenti statali) non sembrano uscire dall’evento a vantaggio di un coordinamento verso un obbiettivo importante. Così almeno mi sembrano quelli che mi sono più vicini e che quindi conosco meglio.
La cultura o è evento o non vale niente.
Gli eventi vanno creati e gestiti da altri (associazioni, singoli …), non dal comune che neanche li deve programmare, stimolare, coordinare ecc.

L’ho capito finalmente! prima pensavo che fosse una caratteristica di una parte politica liberista che non vuole che l’amministrazione pubblica intervenga nella società: così se qualcuno fa, bene, altrimenti pazienza; se qualcuno fa proposte utili, bene, altrimenti basta che non incorra nel codice penale e può fare ciò che vuole. Opinione rispettabile ovviamente, ma non era la mia e pensavo che fossero in molti a pensare come me.

Io ero convinto che l’amminstrazione pubblica dovesse avere un progetto, un programma che prevedesse quale obbiettivo si intendesse perseguire e quali azioni si sarebbero messe in campo per raggiungerlo, avendo cura di valorizzare ogni minima possibilità e di coordinare vari aspetti fra loro. Pensavo anche che l’obbiettivo principale dovesse riguardare il benessere dei cittadini a partire dalle possibilità di lavoro e non quasi solo il rifacimento dei manti stradali (cosa encomiabile e comunque sempre perseguibile, forse non come obbiettivo unico e di maggior prestigio).
Così, quella volta che un sindaco mi rispose pubblicamente circa il suo progetto dicendo che era quello di non avere progetti ma di fare giorno per giorno quello che avrebbe potuto …  aveva ragione lui! aveva anche rispettato la legge che prevede come obbligo di presentare al primo consiglio comunale il progetto dell’amministrazione stessa: non avere progetti, sono fumo.

Ho l’impressione che questo modo di concepire la gestione della cosa pubblica sia molto più diffusa e si allarghi a gestioni più grandi di piccoli comuni di montagna.

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Oblio nero

Oblio nero
Ho ricercato stamani il sito di Paki, entusiasta utilizzatore dei vari Php-Nuke per costruire siti interattivi di informazioni varie, e generoso distributore dei suoi lavori: mi è comparsa la pagina di sito non trovato; ho sentito un profondo silenzio intorno.
Ho ricercato allora il sito di Piermin, grande maestro per gli stessi siti, traduttore infaticabile di novità d’oltralpe, generoso del suo tempo per gli anonimi utenti della rete bisognosi di aiuto: il sito fluttua nella rete come un relitto in attesa di una deriva.

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Cantano le motoseghe

Cantano le motoseghe
Penso l’abbiate notato che sempre più frequentemente capita di sentire il ronzio delle motoseghe nei boschi vicino ai paesi. E questo anche il sabato o nei giorni festivi.
Penso che abbiate visto sempre più alberi abbattuti e interi pendii brulli con qualche sparuto alberello qua e là.
Sicuramente avrete saputo che in molte case si sono installati sistemi di riscaldamento a legna, grazie alle nuove tecniche, che permettono di ottenere una buona produzione di calore. Io mi domando da un po’ di tempo se si è pensato a calcolare il consumo di legna che si avrà  nei prossimi anni e il tempo per riavere la legna da taglio pronta nuovamente; e mi chiedo anche se non sarebbe interessante per non dire urgente e obbligatorio coordinare il ciclo di produzione-taglio del bosco e l’ampliamento delle stufe a legna per il riscaldamento domestico.
Fra l’altro si potrebbero immaginare dei posti di lavoro nuovi, e non sarebbe proprio male.

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