Risparmio nella spesa pubblica e responsabilità individuali

Indubbiamente le corruzioni che via via scopriamo in tutti gli ambienti ci indegnano e richiedono misure punitive adeguate.

Ma … se non smettiamo di tollerare tutte quelle forme di spreco causate da ciascuno di noi rispetto ai beni comuni, non risolveremo mai il problema.
Per anni ho provato (e in parte sono riuscito) a spendere bene i soldi della scuola, nella quale lavoravo, con tante piccole soluzioni, collaborazione di gran parte del personale, assunzione di responsabilità da parte di diversi operatori. Ora vedo che probabilmente si ritornerà alle forme di ordinario spreco presenti in molte scuole (che poi si lamentino di non avere risorse è un’altra questione).
Il centro nevralgico di questo nel bene e nel male è la segreteria e la dirigenza: da qui parte tutto, la volontà di gestire in modo ottimale finalizzando all’efficacia ed efficienza del sistema o la volontà di evitare qualsiasi problema, spendendo senza una vera analisi della situazione e la ricerca di soluzioni adeguate allo scopo.

Ci possono essere molti esempi; mi limito qui a quello forse più difficile da capire immediatamente, ma sul quale anche la Corte dei Conti ha puntato il dito recentemente: la mancata attuazione della legge sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione, in vigore da tre anni e ancora non applicata (ma perché non si prevedono sanzioni o reati per chi non rispetta queste leggi?). I vantaggi principali della sua applicazione sarebbero principalmente il risparmio di carta sia come acquisto che come occupazione di spazi e la maggior efficienza del lavoro (si fa di più in minor tempo). Perché non si applica? per la sostanziale ignoranza operativa di molti impiegati e dirigenti, per la non disponibilità a modificare le proprie abitudini, per la facile adesione a proposte di aziende che traggono vantaggio dal conservare questa situazione. E per l’italica abitudine a ignorare le leggi che non ci interessano o che non hanno sanzioni.

Fino a che non apriremo gli occhi sugli enormi sprechi che abbiamo vicino ma tolleriamo, difficilmente riusciremo ad uscire dalla nostra situazione stagnante.

Alla prossima, non mancano esempi …. purtroppo.

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Capodanno 2016

E’ certo ormai: gli amministratori (per lo più compreso i dirigenti statali) non sembrano uscire dall’evento a vantaggio di un coordinamento verso un obbiettivo importante. Così almeno mi sembrano quelli che mi sono più vicini e che quindi conosco meglio.
La cultura o è evento o non vale niente.
Gli eventi vanno creati e gestiti da altri (associazioni, singoli …), non dal comune che neanche li deve programmare, stimolare, coordinare ecc.

L’ho capito finalmente! prima pensavo che fosse una caratteristica di una parte politica liberista che non vuole che l’amministrazione pubblica intervenga nella società: così se qualcuno fa, bene, altrimenti pazienza; se qualcuno fa proposte utili, bene, altrimenti basta che non incorra nel codice penale e può fare ciò che vuole. Opinione rispettabile ovviamente, ma non era la mia e pensavo che fossero in molti a pensare come me.

Io ero convinto che l’amminstrazione pubblica dovesse avere un progetto, un programma che prevedesse quale obbiettivo si intendesse perseguire e quali azioni si sarebbero messe in campo per raggiungerlo, avendo cura di valorizzare ogni minima possibilità e di coordinare vari aspetti fra loro. Pensavo anche che l’obbiettivo principale dovesse riguardare il benessere dei cittadini a partire dalle possibilità di lavoro e non quasi solo il rifacimento dei manti stradali (cosa encomiabile e comunque sempre perseguibile, forse non come obbiettivo unico e di maggior prestigio).
Così, quella volta che un sindaco mi rispose pubblicamente circa il suo progetto dicendo che era quello di non avere progetti ma di fare giorno per giorno quello che avrebbe potuto …  aveva ragione lui! aveva anche rispettato la legge che prevede come obbligo di presentare al primo consiglio comunale il progetto dell’amministrazione stessa: non avere progetti, sono fumo.

Ho l’impressione che questo modo di concepire la gestione della cosa pubblica sia molto più diffusa e si allarghi a gestioni più grandi di piccoli comuni di montagna.

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Oblio nero

Oblio nero
Ho ricercato stamani il sito di Paki, entusiasta utilizzatore dei vari Php-Nuke per costruire siti interattivi di informazioni varie, e generoso distributore dei suoi lavori: mi è comparsa la pagina di sito non trovato; ho sentito un profondo silenzio intorno.
Ho ricercato allora il sito di Piermin, grande maestro per gli stessi siti, traduttore infaticabile di novità d’oltralpe, generoso del suo tempo per gli anonimi utenti della rete bisognosi di aiuto: il sito fluttua nella rete come un relitto in attesa di una deriva.

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Cantano le motoseghe

Cantano le motoseghe
Penso l’abbiate notato che sempre più frequentemente capita di sentire il ronzio delle motoseghe nei boschi vicino ai paesi. E questo anche il sabato o nei giorni festivi.
Penso che abbiate visto sempre più alberi abbattuti e interi pendii brulli con qualche sparuto alberello qua e là.
Sicuramente avrete saputo che in molte case si sono installati sistemi di riscaldamento a legna, grazie alle nuove tecniche, che permettono di ottenere una buona produzione di calore. Io mi domando da un po’ di tempo se si è pensato a calcolare il consumo di legna che si avrà  nei prossimi anni e il tempo per riavere la legna da taglio pronta nuovamente; e mi chiedo anche se non sarebbe interessante per non dire urgente e obbligatorio coordinare il ciclo di produzione-taglio del bosco e l’ampliamento delle stufe a legna per il riscaldamento domestico.
Fra l’altro si potrebbero immaginare dei posti di lavoro nuovi, e non sarebbe proprio male.

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Democrazia

Democrazia
Sta cambiando rapidamente la struttura della democrazia nel nostro paese.
Già  dagli anni settanta si percepiva che lo stato democratico così come era realizzato non veniva considerato un valore dalla maggioranza dei cittadini. Lo stesso concetto di democrazia non era un valore così forte come si sentiva proclamato ufficialmente.
E ora possiamo seguirne il declino se non la scomparsa.
In mezzo c’è il fallimento della scuola, unico organismo che avrebbe potuto e dovuto costruire il concetto con i suoi derivati nella mente delle nuove generazioni.
Ma non è stato possibile anche perché non era scritto neppure nella mente dei docenti (di gran parte).
E’ vero che l’attuale società  ha bisogno di forme di governo più veloci e stabili di quanto non servisse nel passato anche recente. Ma è anche vero che il futuro non si sta costruendo su modifiche consapevoli.

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Attacco

Attacco
Mi sembra che la diffusione di notizie circa possibili, eventuali, ipotetiche infrazioni a leggi, norme o altro di potenti venga sempre meno tollerata.
E’ vero che in alcuni casi sembra davvero ci sia della malafede da parte di chi pubblica o che si facciano arrivare ai giornali notizie false con lo scopo di distruggere qualche persona o il ruolo che queste persone ricoprono, ma questo non deve impedire la libertà  completa alla stampa; bisogna punire chi diffonde notizie non fondate in modo consapevole o comunque non esercita gli opportuni e necessari controlli … ma impedire in toto che si possano pubblicare notizie negative sui potenti è davvero molto molto pericoloso.
Ma la sensibilità  popolare mi sembra che tolleri sempre di meno che si “parli male” dei potenti.

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Santa Lucia …

Santa Lucia …
… il giorno più corto che ci sia.  Era vero un mezzo millennio fa, ma dopo l’ultima riforma del calendario non lo è più. Quante persone però ancora oggi sono convinte che il 13 dicembre (santa Lucia) sia davvero il giorno più “corto” dell’anno? Tante.
Le convinzioni più antiche, nonostante i progressi della scienza, sono dure a morire, anzi a volte basta un nonnulla perché tornino come verità assoluta.
Prima o poi, chissà , potremmo anche tornare a pensare che sia il sole a ruotare intorno alla terra…
Così nella scuola, le convinzioni antiche riemergono fortemente, e non servono risultati scientifici a mutarle.
Tutti possiamo imparare le stesse cose, è solo questione di volontà , di impegno, di sacrificio, di punizioni … E chi non impara va punito… va eliminato dal gruppo, non è degno.
Il triste è che chi per cultura, posizione responsabile dovrebbe farsi paladino di queste conoscenze, le ignora e si adatta al pensiero popolare per convenienza economica e politica.
La sua responsabilità  è grande.

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Chiusura delle scuole nella Valle

Chiusura delle scuole nella Valle
La normativa nazionale salva le scuole della montagna e quelle piccole in generale. Nello stesso tempo però si attribuiscono risorse di personale (in particolare collaboratori scolastici e assistenti amministrativi) inadeguate rispetto alle ordinarie esigenze.
Che si può fare?
Una soluzione per molti casi è la creazione di reti e l’ampliamento del territorio su cui si applica il lavoro del singolo dipendente. In altre situazioni ci vorranno delle iniziative locali di genitori, associazioni di volontariato per supplire ad alcuni vuoti.
In ogni caso è necessaria la buona volontà  dei lavoratori della scuola per “inventare” nuove condizioni lavorative, così come la partecipazione fattiva (non economica) delle collettività  locali e dei loro rappresentanti.
Mi sembra però che ciascuno pensi alla sua poltrona e così si spera (in segreto) che le piccole scuole chiudano in modo da garantirsi un lavoro comodo e tranquillo anche se un po’ più distante da casa.
E’ miopia suicida di un territorio
25 agosto 2009

 

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Bocciare

Bocciare
Torna di moda.
La spinta per creare la scuola per tutti i cittadini sembra esaurita.
Si è infranta di fronte all’incapacità  a innovare, a cambiare le metodologie in profondo, ad analizzare  i mutamenti.
Si apprezza esattamente quello che la scuola di tutti non dovrebbe fare: respingere.
Si valuta come un merito quello che dovrebbe essere uno strumento residuale, da usare in casi particolari, limitatamente.
La scuola che fallisce assurge all’onore della scuola che funziona. Questo è lo scenario verosimile che ci aspetta.
Io continuerò a lavorare perché ciò non accada, impegnandomi per una scuola di tutti che funzioni davvero, che dia reali apprendimenti.
Chi fosse interessato ….
16 luglio 2009

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Interventi a una variabile

Interventi a una variabile
Appartengono alle menti “deboli”, sono pericolosi e generalmente devastanti, ma chiari comprensibili alle masse in sintonia coi tempi. Ne abbiamo molti in corso e in arrivo. La scuola ad esempio ne uscirà  trasformata radicalmente; scompariranno le piccole scuole delle montagne, i tempi più o meno lunghi, la flessibilità  didattica e organizzativa nata per favorire gli apprendimenti ma frutto di interventi a molte variabili.
Bisogna difendere le buone pratiche portandole nel segreto della mente, affidandole a pochi eletti.
Sarà  un’azione resistente.
21 febbraio 2009

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