Appunti di viaggio

51 articoli

Aggiornamento o formazione?

Parliamo di scuola e di docenti, ma anche di dirigenti.

Aggiornamento o formazione? C’è molta confusione e approssimazione.

Aggiornamento è quando modifico sulla base di nuove scoperte alcune informazioni su un corpus che già posseggo: parliamo di Dante, informiamo su alcune nuove osservazioni fatte dai critici, le aggiungiamo a quanto sappiamo o le inseriamo al posto delle corrispondenti superate dalle novità.

Formazione è quando riorganizzo le conoscenze competenze del singolo docente in una  forma nuova che le comprende ma ci inserisce anche novità significative e in ogni caso mette un punto di vista diverso; non si tratta di modificare alcune informazioni, ma di modificare il punto di vista, inserire nuove conoscenze nuove metodologie che obbligano a riorganizzare l’azione didattica di ciascun docente. Un compito arduo e che necessita di tempo, nonché la disponibilità mentale del docente.

Nel primo caso (aggiornamento) posso e devo cambiare l’argomento ad ogni incontro; nel secondo (formazione) devo ritornare sistematicamente sulle stesse cose in modo da permettere a ciascuno di riorganizzare il proprio schema mentale; i percorsi sono pluriennali.

Nel caso della scuola siamo di fronte ad una richiesta della società e ad una normativa che impone un cambiamento radicale dello schema “scuola”; non serve aggiornare, ma si deve formare.

Democrazia liberale 2

Non so se il nostro Ministro degli interni sia responsabile o meno di “sequestro di persona”; si tratta di una questione che solo la magistratura, se verrà concessa l’autorizzazione, deciderà.
Quello che mi agita è che si cerca di creare una barriera difensiva basata su alcuni concetti nuovi rispetto alla modo corrente di pensare: il primo è che quando la decisione è “politica”, è di per sé valida, tanto più se presa con nobili intenti e se promessa in campagna elettorale; il secondo è che tutto il governo è responsabile perché hanno deciso insieme, ignorando il principio della responsabilità individuale; il terzo è che è legittimo sospettare che fra i viaggiatori ci sarebbe potuto essere qualche terrorista, e quindi era giusto non far entrare nessuno, come se qualche stato chiudesse l’ingresso agli italiani perché fra loro è possibile che ci sia qualche mafioso, insomma.

La supremazia della politica sulla legge è un concetto nuovo rispetto alle abitudini e alla normativa esistente, ma è ancora dentro il DNA culturale di noi esseri umani, come pure il fatto che quando una cosa si decide insieme non dà luogo ad una responsabilità personale.

L’importanza della legge scritta come garanzia di diritti di ciascuno di noi non è ancora entrata nella nostra cultura: lo rilevavo già sul finire del ’68, ma non era così visibile.

Lessico

Ho notato con meraviglia come un grave fatto di cronaca avvenuto in un edificio abbandonato, fosse riferito ad un edificio occupato. Sulla base di questo concetto (edificio occupato) il Ministro ha promesso una serie di interventi di sgombero degli edifici occupati. In realtà si sarebbero dovuti prevedere interventi di bonifica delle aree abbandonate, in particolare nei centri delle città, in modo da garantire più sicurezza ai cittadini. Ho notato anche una certa difficoltà ad accettare l’uso della parola edificio abbandonato, mentre era più normale e sciolto dire occupato. Tant’è che tutte le trasmissioni televisive che ho avuto modo di ascoltare hanno portato dati ed esperti di case occupate.

Si sa ma … nessuno lo fa

Abbiamo leggi buone, soprattutto nella scuola, che normalmente non si conoscono nella maniera più assoluta. Ciò non vuol dire che tutto sia buono, ma generalmente non ci si interessa a conoscere le leggi, ci accontentiamo dei comunicati stampa di chi è contrario.
Più triste ancora è sentir dire: “Sì conosco questa norma, ma tanto nessuno la segue e pertanto …”
Buttiamo via un sacco di soldi per gente che non segue le norme, non gli interessano, e si lamenta che tutto va male per colpa di regole che non vengono assolutamente applicate.
E’ la non applicazione delle leggi che genera il disastro, non le leggi.

La possibile fine della democrazia liberale

L’età mi fa pessimista.

Ho ascoltato diversi amici negli ultimi mesi e leggo diverse “cose” in questi giorni, mentre osservo ciò che succede in Italia.

Credo che la democrazia liberale sia davvero vicino alla sua fine, almeno in Italia e in gran parte di Europa. Quando non si percepisce più l’importanza del rispetto alle istituzioni, quando i sistemi democratici vengono considerati di per sé malati, quando non ci si indigna più di fronte a palesi violazioni di quelli che si ritenevano diritti inviolabili della persona umana, vuol dire che alle prossime elezioni, o a quelle immediatamente successive, saluteremo la democrazia attuale.

Il problema è che i sistemi che ne derivano (almeno per quanto abbiamo visto nella storia e vediamo oggi nei paesi che ci hanno anticipato) non risolvono i problemi e presentano più corruzione di quanta ce ne può essere in questo momento, solo che non ce lo diranno più.

I nuovi diritti

Qualche giorno fa ho scritto qui come non si parli più di diritti; in realtà non si parla più di alcuni dritti come quello alla vita, alla libertà di opinione, al rispetto dei credo religiosi ecc., ma invece aumenta la richiesta del diritto a farsi giustizia da soli, a non rispettare le regole se serve ai miei scopi, a comunicare le decisioni con la parola orale senza ricorrere allo scritto, a non rispettare gli accordi, a perseguire chi guadagna per il solo fatto che guadagna, ad usare le persone come merce in una trattativa …

 

Novità

Standomene un po’ in Ungheria e chiacchierando con gli amici, ho avuto modo di mettere a fuoco alcuni atteggiamenti molto diffusi (in Ungheria? in Europa?).

  • Quando si parla di popoli, razze ecc. non ci sono nella mente le singole persone ma caratteristiche globali derivate da qualche comportamento negativo di singoli individui; ad es. “Gli italiani sono mafiosi”.
  • L’atteggiamento verso il “diverso” è negativo e intollerante; anche qui si assumono gli atteggiamenti non positivi di qualche singolo come veri per il gruppo. Il “diverso” può appartenere a minoranze culturali, religiose, politiche, sessuali ecc.
  • La presenza di problemi viene attribuita a complotti internazionali; anche in Italia si comincia  a citare Soros (che noi non conosciamo) come fonte di tutti i mali.
  • La democrazia è ritenuta un sistema sicuramente corrotto e come tale non buono; anche qui il meccanismo di fondo è simile ai precedenti: singoli fatti di corruzione vengono assunti come caratteristica del sistema intero.
  • La soluzione di un problema è l’eliminazione dello stesso o lo spostamento dell’argomento principale.

Si tratta di atteggiamenti vecchi come l’uomo, forse, ma che oggi assumono rilevanza perché forse rispondono ad esigenze di autodifesa personale di fronte a un mondo in forte cambiamento e hanno trovato interpreti politici che sanno giocarci sopra per arrivare a forme di stato diverse dalla democrazia rappresentativa.

Una volta si parlava di diritti

Sono finiti, almeno quelli più di principio, più generali che sembrano non toccarci direttamente. Il fenomeno è in atto da qualche decennio; si pensava però di poterli coniugare con i doveri, ma di salvarli, anzi allargarli, togliendo o riducendo gli abusi. Ma come sempre predomina una sola variabile; non si riesce proprio a dire diritti E doveri, tutti E ciascuno, ma invece diritti O doveri, tutti O ciascuno. Si perde in capacità di analisi e quindi di soluzioni, ma una variabile sola può essere capita da tutti.

Stranieri forestieri nella Garfagnana “moderna”

La parola “straniero” o più frequentemente “forestiero” negli statuti della Garfagnana almeno dal 1500 fino al 1800 potrebbe essere assimilata per una serie di aspetti al nostro “immigrato”. Certo in quel periodo il forestiero era semplicemente l’abitante del paese vicino o dello stato vicino, stato che iniziava a pochi chilometri di distanza. Basti ricordare che nel territorio dell’alta Garfagnana gravitavano il Ducato di Modena, il Granducato di Toscana e la Repubblica di Lucca.

Statuto S.Anastasio 1539
Statuto S.Anastasio 1539

Così si diceva nel 1539 a Gragnana (ma il testo era più o meno simile in tutto lo stato Estense)

Item ordiniamo che qualunche persona forestiera habitasse o per ladvenire venisse ad habitare nella terra di Gragnana o suo terreno et habitasse o fusse habitata in epsa da octo giorni insu, sia tenuto pagare aldetto comune per ogni colta B X m per ogni (persona) maggior di anni … et minore di anni …. . Ne mai per longa habitatione fatta in detto comune sintenda esser homo di detto comune senon per expresso contratto fusse ascripto per homo del comune et inanzi a detto termino di detta …. non possi acquistarre alcuni beni immobili o alcuna sorte: et se per caso alcuno ne aquistasse si intenda esser aquistato perla meta alla Camera ducale et perlaltra meta al comune prefato intendendo quello forestieri non potere aquistare elquale non fusse originato del dominio del Signor .. Illustrissimo Duca ..

 

Così a Pugliano molto tempo dopo (1787, Repubblica di Lucca)
Statuiamo, et ordiniamo, che qualunque persona del nostro Comune pigliasse famiglie in casa sua, sia tenuto pagare tutti quei danni che fussero fatti da dette Famiglie nel tempo della dimora in casa di quel Padrone et all’emendazione di tutti quei danni che avessero fatto ne beni altrui,quando però non fussero pagati dalle istesse famiglie forastiere.