Archivi Mensili: Marzo 2018

21 articoli

Bocciare

Bocciare
Torna di moda.
La spinta per creare la scuola per tutti i cittadini sembra esaurita.
Si è infranta di fronte all’incapacità  a innovare, a cambiare le metodologie in profondo, ad analizzare  i mutamenti.
Si apprezza esattamente quello che la scuola di tutti non dovrebbe fare: respingere.
Si valuta come un merito quello che dovrebbe essere uno strumento residuale, da usare in casi particolari, limitatamente.
La scuola che fallisce assurge all’onore della scuola che funziona. Questo è lo scenario verosimile che ci aspetta.
Io continuerò a lavorare perché ciò non accada, impegnandomi per una scuola di tutti che funzioni davvero, che dia reali apprendimenti.
Chi fosse interessato ….
16 luglio 2009

Interventi a una variabile

Interventi a una variabile
Appartengono alle menti “deboli”, sono pericolosi e generalmente devastanti, ma chiari comprensibili alle masse in sintonia coi tempi. Ne abbiamo molti in corso e in arrivo. La scuola ad esempio ne uscirà  trasformata radicalmente; scompariranno le piccole scuole delle montagne, i tempi più o meno lunghi, la flessibilità  didattica e organizzativa nata per favorire gli apprendimenti ma frutto di interventi a molte variabili.
Bisogna difendere le buone pratiche portandole nel segreto della mente, affidandole a pochi eletti.
Sarà  un’azione resistente.
21 febbraio 2009

Ho celebrato i funerali

Ho celebrato i funerali
E’ stato penoso, sarà ancora difficile, ma la scuola della democrazia italiana dell’ultimo quarantennio del secolo scorso è stata sepolta. E’ stato usato il peggiore dei sistemi: si è infangato chi ci lavora, si sono validate come vere in assoluto tutte le critiche, le storture, gli errori anche se relativi a minoranze.
Oggi andare in giro dicendo che si lavora in una scuola vuol dire mettere in conto che 7 persone su 10 ti ritengono un lazzerone, lavativo, stupratore e quant’altro l’immaginario collettivo possa creare.
Non credo che la strada seguita per avere i consensi dei cittadini in un’operazione di radicale trasformazione della scuola rimarrà senza effetti negativi nella nostra società. Quando si infangano categorie intere di persone si innescano meccanismi tipici del razzismo e non è così facile fermarli a comando.
La scuola ha/aveva un grande bisogno di cambiamento, deve/doveva riprendere il passo con l’Europa … la soluzione scelta sembra volerci riportare agli anni cinquanta, non è una soluzione in sintonia con la moderna pedagogia, con gli approfondimenti sulla valutazione degli ultimi anni, con le indicazioni dell’Europa.
Almeno non lo è nel modo di presentarla, nelle scelte operate (il voto in decimi ad  esempio). Il popolo ha capito che finalmente torneremo alla scuola di una volta che “funzionava”.
E un possibile futuro è proprio il ritorno a quella scuola.
E’stato/è triste sentir parlare persone che usano informazioni approssimative, talora errate, ripetono slogan che non hanno aspetti argomentativi ma servono solo per far presa sulla popolazione.
Dobbiamo rimboccarci le maniche, lavorare per la scuola in cui crediamo, usare gli elementi della normativa che possono aiutarci, fare perno sulla risorsa umana che ci sarà.
Lo dobbiamo fare per i nostri ragazzi, per il futuro del nostro paese.
30 ottobre 2008

L’apprendimento non è della scuola

L’apprendimento non è della scuola
E’ dell’essere umano in tutte le sue attività e periodi della vita. Si impara moltissimo appena nati e probabilmente anche prima; si impara molto nel tempo libero nell’esercizio degli hobby, nei viaggi, nelle relazioni interpersonali generiche.
Si tratta di una verità  accettata da tutti, condivisa, ma che si dimentica facilmente di fronte alla scuola e dentro la stessa.
La scuola obbligatoria per tutti, di base ottocentesca, rispondeva alla necessità di dotare i futuri cittadini di importanti strumenti quali la lettura, la scrittura e il calcolo.
Aveva degli obbiettivi che in parte erano “diversi” rispetto alla crescita dell’uomo, allo sviluppo della logica, della partecipazione alla vita sociale e civile; erano degli strumenti che non avevano una relazione stretta con la “mente” dell’alunno. In pratica tutti, indipendentemente dalle loro attitudini cognitive, potevano e dovevano imparare.
La scuola di massa di oggi vorrebbe invece creare dei cittadini attivi che, oltre agli strumenti di base, costruiscano quelle strutture mentali che garantiscono un buon sé, un buon rapporto con gli altri e una competenza per l’apprendimento permanente.
Si tratta di due scuole profondamente diverse, con una piccolissima relazione fra loro (lettura scrittura calcolo); una scuola che deve curare una continuità  orizzontale e verticale nell’apprendimento; una scuola che deve fare attenzione alla relazione interpersonale, alla costruzione del sé degli alunni e, come momento alto, alla costruzione delle strutture mentali del pensiero.
L’apprendimento è quindi dell’alunno che lo sviluppa nello spazio e nel tempo. La scuola è uno dei momenti, non l’unico né necessariamente il più importante.
3 febbraio 2008

Il ciclo del tempo

Il ciclo del tempo
Non è uguale per tutti.
Il contadino lo percepiva come ciclo annuale e consumava e conservava tutto in quel tempo. Il contadino non costruisce la storia, non conserva mentalmente oltre il ciclo di base. Il tempo non ha profondità oltre la generazione presente. Ciò che è avvenuto prima della sua generazione non ha dimensione.
Oggi è scomparso l’anno, ma anche il mese e infine il dì e la notte.
La frutta è sempre matura, la luce illumina sempre. Non si conserva, si consuma sempre.
Anche il clima sembra adeguarsi …
1 gennaio 2008

La parola non fa uguali

La parola non fa uguali
Si dice che la parola faccia uguali. Allora dobbiamo dare la parola a tutti.
In realtà senza la parola siamo più uguali, più bruti ma sicuramente con minori differenze.
Le parole creano diversità, nessuno ha una parola uguale ad un altro.
Chi parla discute.
Se vogliamo tutti uguali non diamo parole.
11 dicembre 2007

Tagliare o gestire?

Tagliare o gestire?
Da tempo si “tagliano” tutte le spese pubbliche.
In teoria si dovrebbe “qualificare” la spesa, riducendo od eliminando gli sprechi. In realtà si eliminano i servizi e gli sprechi rimangono.
Ancora una volta il problema è delle “teste” che abbiamo a dirigere, dell’incapacità  a programmare nel tempo.
17 settembre 2007

Italiani nel mondo

Italiani nel mondo
Da anni i discendenti di italiani emigrati per lo più nel corso del XIX secolo stanno cercando di ricostruire le proprie origini.
La molla principale è stato il riconoscimento della cittadinanza italiana a chi dimostri di essere discendente di un emigrato italiano: le richieste provengono soprattutto dall’America Latina e frequentemente nascondono un interesse a tornare in Italia in cerca di occupazione o per la speranza di una vita migliore, un ritorno alle origini spesso in condizioni economiche e mentali simili.
Le richieste agli uffici comunali, alle parrocchie per ritrovare il bisnonno o il trisnonno sono continue; talvolta si chiede a caso, a tutti i comuni di una certa zona; non è raro che qualcuno sappia solo che il suo antenato era toscano o piemontese o … e basta.
I comuni e le parrocchie sono andati in crisi: non sono attrezzati per far fronte alla richiesta massiccia, non hanno personale adeguato alle ricerche storiche. Le città o alcuni archivi hanno creato degli sportelli specializzati e così riescono a soddisfare le domande.
Nella nostra Valle mi sembra che nessuno abbia cercato soluzioni; si lavora sulla base della buona volontà  di qualche impiegato, su tempi limitati e si accumulano richieste. Eppure la risposta non è solo un diritto del richiedente sulla base della legge, ma anche un dovere nostro rispetto a chi, andandosene, ha contribuito alla crescita della nostra terra.
Una possibile proposta di soluzione potrebbe essere quella già  scelta dalla Curia: concentrare su Castelnuovo gli archivi storici dei comuni (almeno quelli dell’800), mettere un archivista, chiedere un contributo per le ricerche o comunque avviare attività  remunerative intorno all’archivio.
10 agosto 2007

I 60 anni del liceo scientifico

I 60 anni del liceo scientifico
Nella valle c’è un liceo scientifico, l’unico: ha festeggiato nella sera del 7 giugno i 60 anni di storia. Iniziò sulle macerie della seconda guerra mondiale nel 1946-1947.
L’anniversario è stato ricordato in una serata al teatro Alfieri: presenti autorità  militari, civili e scolastiche.
Alcune canzoni di inizio un po’ serie e un po’ ironiche, poi i saluti delle autorità   (USP, Provincia, Comune, Conferenza per l’Istruzione, Ex Alunni), quindi canzoni di produzione interna (progetto musicale) e la proiezione di fotografie dei primi anni di storia della scuola con commento del preside.
Sono seguite le premiazioni di alunni che hanno partecipato con vari esiti a concorsi locali o nazionali. Quindi il ricordo di un soldato caduto nella campagna di Russia; ha parlato di lui la sorella che è stata la principale sponsor della serata. Ha infatti offerto anche delle borse di studio ad un gruppo di alunni caratterizzati forse dal fatto di essere di origine extracomunitaria, come si dice: così sembrava dai cognomi. In questo spazio è stata inserita la lettura di un testo con sottofondo di musica e immagini preparato dal progetto musicale dell’Istituto.
Infine un simpatico balletto fra l’ironico e lo scanzonato.
Così, alla presenza delle autorità  militari, civili e scolastiche, abbiamo concluso il ricordo dei 60 anni del liceo che ha creato e crea la classe dirigente della valle.
8 giugno 2007

La scuola? No, grazie!

La scuola? No, grazie!
Violentate due tredicenni all’uscita dalla scuola … quindicenne muore a scuola dopo aver fumato uno spinello … Notizie di oggi .
La scuola è un luogo in cui si “tengono” bambini, ragazzi e giovani tutti i giorni, per molti mesi dell’anno, e per un orario quotidiano frequentemente abbastanza lungo. Stando alle notizie che si possono leggere sui giornali il “luogo” in questione è sempre più pericoloso e momento di violenze fisiche e verbali nonché palestra per apprendimenti poco edificanti.
Nella realtà   accanto a scuole a forte rischio ce ne sono molte ancora relativamente tranquille, ma il fenomeno è in espansione continua.
Bisogna porre rimedio. L’ipotesi più semplice e diffusa è un aumento della “disciplina”. Gli adulti, che probabilmente sono coloro che hanno educato le nuove generazioni, dovrebbero imporre regole ferree e farle rispettare. Scuola come caserma dunque.
Ipotesi probabilmente non percorribile, ma che affascina per la sua linearità  antica molti.
Non sempre chi predica la linea dura è persona che rispetta le regole, ma per gli altri si fa uno sforzo.
Se manca un serio tentativo di applicare le regole si deve comunque agli adulti che operano nella scuola e che mancano della coerenza  e costanza necessarie allo scopo. Non è infatti pensabile che urlare oggi, poi trascurare per mesi per poi urlare ancora o prendere provvedimenti dopo molto tempo, possa avere effetti educativi.
L’ipotesi più complessa e avanzata è quella di “formare” i docenti alla nuova scuola, di predisporre interventi di istruzione e di educazione unite fin dalla più tenera età , in modo da favorire la crescita armonica dei giovani. Di unire tenerezza, coerenza e fermezza in un tutt’uno. Di garantire che in ogni giorno ciascun bambino impari anche una sola cosa, ma impari.
Questa proposta urta contro la resistenza al cambiamento di tutti gli umani e richiede una visione articolata della realtà   ed una coerenza metodologica non diffusa.
L’ultima ipotesi è quella di chiudere le scuole: risolverebbe in un tempo molti problemi, compreso quello dello stato di reperire i fondi per l’istruzione. Non è però possibile immaginare la nostra società   senza il suono della campanella: che farebbero i milioni di bambini e giovani sparsi per le città e le campagne? Quali danni causerebbero a sé e agli altri?
Eppure la tentazione si va diffondendo ed aumentano le famiglie che nel mondo rinunciano alla scuola, pubblica o privata, preferendo quella famigliare.
16 maggio 2007