La formazione dei docenti

Alcuni docenti si formano, si aggiornano, cercano di tradurre la normativa in attività e i principi pedagogici, comprese le conoscenze sull’apprendimento, in pratica quotidiana con gli alunni. La maggior parte invece tiene ferme le impostazioni di moltissimi anni fa, ma in modo incoerente: come se oggi un medico non conoscesse ancora la penicillina e curasse gli ammalati un po’ a casaccio. Chi dice queste cose non è amato. Chi invece parla di docenti in trincea ha visto bene.

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Vedere e prevedere

Il cittadino dice e può dire “Voglio questo! Cosa c’è più in là non lo vedo e quindi non mi interessa!”.
Chi si propone di guidare deve vedere più avanti, deve evitare i burroni; altrimenti che guida sarebbe?
Peggio ancora quando la guida si identifica con il cittadino, che può avere opinioni, ma non ha conoscenza.

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Cambiamenti in arrivo

Ci siamo preoccupati molto dei cambiamenti climatici e certamente saranno decisivi per il futuro dell’umanità. Da un po’, e dall’arrivo di Trump, ci sono anche cambiamenti politici in arrivo di un certo peso.
Personalmente non mi sono mai spaventato delle modifiche purché gestite con la ragione, anche se “rivoluzionarie”.

Questa volta però tutte le azioni sono quelle tipiche che precedono le grandi guerre. Si fa di tutto per obbligare a prendere le armi in mano, a reagire con la violenza, a mettere in un angolo qualsiasi soluzione legata al rispetto e al buon senso.

26/02/2017 – 12:27

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Barbari a difesa

Mi sembra che la politica di far trattenere le popolazioni migranti dalla Turchia e dalla Libia e da … sia molto simile a quanto provò l’impero romano affidando la difesa dei confini alle popolazioni barbariche più vicine.

Conosciamo i risultati.

26/02/2017 – 11:51

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Un daino di oltre venti anni fa – La post verità

Nel dicembre del 1996 scrivevo nel giornale “Comune Aperto” (dimenticato dal 1999)

“Non sono preoccupato se un cittadino protesta perché spende troppo per la nettezza urbana perché è un problema vero, da affrontare tutti insieme, da discutere e capire. Ho paura invece dei daini.
Tempo fa a Castelnuovo si è verificato un problema nella potabilità dell’acqua; si è raccontato in giro da persone serie che si erano trovati dei daini morti presso l’opera di presa e che quindi l’inquinamento era molto grave. Naturalmente non era vero.
Però la voce si era sparsa ed era stata creduta.
Ecco, questo mi spaventa: la diffusione di notizie non vere, il fatto che si credano tranquillamente, l’impossibilità di dare l’informazione corretta. E’ facile far circolare una notizia negativa, alimenta il pettegolezzo e corre. E’difficile invece far camminare una notizia positiva anche se vera, non interessa e si ferma a pochi.
Chissà quanti ancora considereranno vera la notizia dei daini!”

Usavo ovviamente la vicenda del daino per rappresentare un problema che da alcuni anni stava crescendo: l’informazione strumento di diffamazione dell’avversario, da un lato, e la incapacità di esercitare un’analisi critica da parte dei cittadini.

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Riforma degli esami di stato

Le bozze dei decreti legislativi sulla scuola sollevano discussioni, e questo va bene.
Il problema è che si discute essenzialmente solo di quelle proposte che modificano alcuni riti legati ad una interpretazione del ruolo del docente ormai “antica” (ma in realtà presente nelle nostre teste) e non dei cambiamenti importantissimi per provare a garantire una scuola più efficace. Insomma ci si interessa delle comodità proprie non del senso della scuola.
Il buffo è anche che si rovesciano le posizioni pur di esprimere disagio e opposizione: la grande maggioranza dei docenti e dei dirigenti chiedeva che si togliessero dall’esame di stato della scuola media le prove Invalsi e la media aritmetica dei voti (personalmente sono favorevole a lasciarle). Ora viene fuori che (cito da un articolo) “Gli insegnanti, non solo sono rimasti inascoltati ma sono anche inorriditi da questa discutibile decisione: “Tutto il nostro lavoro sarà vanificato”“, esattamente il contrario di quanto si diceva fino a ieri.
Non mi preoccupano le diversità di opinione, ma questo cambiamento continuo per cui tutto è sempre comunque negativo … fino alla esplosione totale che ci seppellirà. So anche che questo è frutto di un profondo malessere e quindi sono ancora più preoccupato.

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Terremoti

Passano gli anni, i decenni, i secoli, ma le scene sembrano sempre quelle: cumuli di macerie, case sventrate, palazzine piegate, pianti, morti, ferite, tende, polemiche, critiche, denunce, informazioni sulle regole da seguire e sulle costruzioni “da mettere a norma”.

Mi sembra di notare un certo miglioramento nell’organizzazione degli interventi e della solidarietà.

Ma il problema centrale, la prevenzione, rimane non risolto e alla fine non interessa i cittadini, i singoli cittadini, paghi se qualche politico, tecnico e scienziato andrà in prigione o sarà comunque condannato almeno nella pubblica piazza.

Tempi bui in arrivo.

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Brexit

Non è dato sapere quali saranno le conseguenze. A me però premono soprattutto due aspetti: se è giusto chiamare i cittadini ad esprimersi su questi temi (e si farà sempre di più) e che razza di democrazia sarà, e se la realtà va “governata” oppure no.

Da decenni si dice che la scuola deve costruire il cittadino e da decenni sappiamo che ciò non avviene, che un discreta percentuale di giovani (fra l’altro in aumento) esce dalla scuola senza le basi minime per poter “vedere” una questione nelle sue varie componenti e quindi impossibilitato a dare un giudizio personale sull’argomento. Il dire questa semplice verità e tenerne conto è ritenuto snobismo, élitarismo, mentalità antidemocratica ecc. Personalmente la ritengo invece una forma di rispetto delle differenze, uno stimolo a far crescere giovani sempre più competenti, una salvaguardia per il bene collettivo della società.

Sarebbe democrazia invece far esprimere i cittadini su tutto e chi lo sostiene generalmente punta a soluzioni che parlano alla “pancia” dei cittadini e vengono espresse attraverso slogan generici. Cercare soluzioni reali implica analisi complesse della realtà, cercare soluzioni collettive ugualmente; è più semplice pensare a soluzioni individualistiche, a chiudersi nel proprio guscio.

Il problema è che se non cerchiamo di “governare” la realtà, questa ci schiaccerà prima o poi, anche se abiteremo in una fortezza.

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Riprendono le razzie antiche

E’ davvero preoccupante e forse simbolico quanto avviene da un po’di tempo: arrivano di notte (e non solo) gruppetti di giovani che entrano nelle case nei negozi e “arraffano” ciò che trovano. Non sembra esserci un piano preciso né uno scopo economico particolare. Se trovano da mangiare, mangiano, e abbandonano quello che resta. Non sono armati, fuggono per i boschi se devono abbandonare l’auto (sempre rubata).

Ricordano le razzie di cui si ha notizia nel medioevo, epoca di globalizzazione come ora.

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Risparmio nella spesa pubblica e responsabilità individuali

Indubbiamente le corruzioni che via via scopriamo in tutti gli ambienti ci indegnano e richiedono misure punitive adeguate.

Ma … se non smettiamo di tollerare tutte quelle forme di spreco causate da ciascuno di noi rispetto ai beni comuni, non risolveremo mai il problema.
Per anni ho provato (e in parte sono riuscito) a spendere bene i soldi della scuola, nella quale lavoravo, con tante piccole soluzioni, collaborazione di gran parte del personale, assunzione di responsabilità da parte di diversi operatori. Ora vedo che probabilmente si ritornerà alle forme di ordinario spreco presenti in molte scuole (che poi si lamentino di non avere risorse è un’altra questione).
Il centro nevralgico di questo nel bene e nel male è la segreteria e la dirigenza: da qui parte tutto, la volontà di gestire in modo ottimale finalizzando all’efficacia ed efficienza del sistema o la volontà di evitare qualsiasi problema, spendendo senza una vera analisi della situazione e la ricerca di soluzioni adeguate allo scopo.

Ci possono essere molti esempi; mi limito qui a quello forse più difficile da capire immediatamente, ma sul quale anche la Corte dei Conti ha puntato il dito recentemente: la mancata attuazione della legge sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione, in vigore da tre anni e ancora non applicata (ma perché non si prevedono sanzioni o reati per chi non rispetta queste leggi?). I vantaggi principali della sua applicazione sarebbero principalmente il risparmio di carta sia come acquisto che come occupazione di spazi e la maggior efficienza del lavoro (si fa di più in minor tempo). Perché non si applica? per la sostanziale ignoranza operativa di molti impiegati e dirigenti, per la non disponibilità a modificare le proprie abitudini, per la facile adesione a proposte di aziende che traggono vantaggio dal conservare questa situazione. E per l’italica abitudine a ignorare le leggi che non ci interessano o che non hanno sanzioni.

Fino a che non apriremo gli occhi sugli enormi sprechi che abbiamo vicino ma tolleriamo, difficilmente riusciremo ad uscire dalla nostra situazione stagnante.

Alla prossima, non mancano esempi …. purtroppo.

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